CORRIDA DEL PROGRESSO

CORRIDA DEL PROGRESSO

È domenica mattina. Presto, come tante domeniche mattine. Nulla di fuori dall'ordinario per chi è abituato sempre ad alzarsi alle prima luci dell'alba. Questa mattina la nebbia fitta della giornata precedente non c'è. Ha lasciato in cambio una bella giornata, molto freddo (probabilmente sotto lo zero) e un sottile velo di ghiaccio sulle pianure attorno a Bologna, come fossero enormi laghi ghiacciati interrotte solo da qualche isoletta qui e lì, quelle case di campagna le cui sagome si fanno più nitide man mano che il Sole si alza.

Questa mattina c'è l'ultima gara dell'anno

Si parte alle 9.30 ma gli atleti li puoi trovare li già alle 8, verso il palazzetto dello sport per ritirare pettorali e pacco gara, ungersi per bene di canfora, stringere i lacci, cercare di scaldarsi e completare ognuno i propri piccoli riti pre gara.

Ci sono anche le divise nere bordate di rosso dei Bushido Tri&Run, oggi siamo tanti perché, era troppo tempo che non riuscivamo a gareggiare tutti assieme.

Così ci ritroviamo proprio a Castel Maggiore, proprio alla Corrida del Progresso, che bello riprendere la tradizionale occasione d’inverno per scambiarci gli auguri e tirare le somme delle avventure sportive, agonistiche e non, che hanno riempito il nostro 2021.
Anche noi stiamo ultimando i preparativi, qualcuno dei nostri ha già iniziato a fare un po’ di allunghi per riscaldarsi, mentre dalle mascherine esce abbondante la condensa del fiato che contrasta con la temperatura ancora qualche grado sotto lo zero.

È in un momento come questo che lo speaker abbassa la musica e con nostra sorpresa chiama sul palco alla starting line il Presidente Paola Adelaide.

 Ci sono infatti il sindaco Sindaco e l'Assessore allo sport che hanno colto l’occasione della mezza maratona comunale per conferire a Paola il premio per i meriti sportivi conseguiti in questi anni e, ultima ma non ultima, la vittoria alla 100 miglia di Taubertal in Germania.

Non possono che colpirci i suoi occhi lucidi e la commozione a malapena celata per la targa appena ricevuta, e quegli stessi occhi ci riempiono della giusta carica per affrontare i 21 kilometri il cui sparo di partenza viene dato pochi istanti dopo.

Con noi c’è Giulia, che per la prima volta si trova ad affrontare questa distanza, e sarà proprio Paola ad accompagnarla come pacer e spalla per gli inevitabili momenti di dubbio “Ma chi cavolo me l’ha fatto fare?!”
Ci sono Luigi e Marco, che dopo tanti, troppi mesi tornano ad indossare un pettorale, con la grinta e cattiveria che li porta a spingere come cavalli imbizzarriti. Luigi aveva lasciato il portabib nel cassetto dall’ironman Barcelona del 2019 e Marco dopo la Oman Desert Marathon del 2018 ha ripreso a menare come un fabbro alla maratona di Bologna giusto un paio di mesetti fa.

C'è Roberto, che fa il suo personal best

Francesco che sta solo scaldando i motori per un 2022 fenomenale
E poi c'è Giacomo, I Fedez(Martinelli e Monti), Ruggero, Antonio e Luca.

Come ogni volta abbiamo sofferto e siamo stati felici

In più questa volta c'è stato anche il pranzo (fritto) sociale , il meritato recovery dopo troppi, troppi mesi trascorsi ognuno per conto proprio.

Ci è dispiaciuto per Orazio, Matteo, Jacopo e Lorenzo che proprio all'ultimo non sono riusciti a partecipare

Un pensiero speciale poi va ai nostri compagni Olmina e Davide, purtroppo infortunati perché in bici a volte avere mille occhi non basta, soprattutto se gli automobilisti decidono di non avere rispetto. A loro va il nostro abbraccio speciale, sicuri che torneranno più carichi di prima, e loro sanno che la nostra non è retorica.

Un grazie ovviamente va anche ai nostri sponsor per il grande sostegno in questo anno speciale, UnipolGlass e Mielizia, che cerchiamo di ricambiare a modo nostro.
Giornate come queste valgono tutti i sacrifici, giornate come queste le aspettavamo, non ci bastano e non vediamo l’ora di averne ancora.

BUON NATALE BUSHIDO!!!

CERVIA-UN IRONMAN WEEKEND DI STRAORDINARIA FOLLIA

UN WEEKEND DI STRAordinaria follia

Anni 90, il fine settimana sta per iniziare, in sottofondo la radio picchia What is Love nelle casse e la Cumpa si è appena riunita sul lungomare romagnolo. L’adrenalina è altissima, le t-shirt larghissime e l’obiettivo è quello di ballare tutta la notte, ridere un sacco e potendo, portare la più bella della serata sulla spiaggia e riuscire a baciarla tanto a lungo, da avere romanzo [ quasi ] erotico da raccontare agli amici durante il rientro.

Pause.

FastForward. 

Due tasti premuti in sequenza nell’infinito videoregistratore spaziotemporale della vita.

In un istante ci ritroviamo all’inizio degli anni ’20 del terzo millennio, è ancora il fine settimana, la Cumpa si sta nuovamente riunendo e l’adrenalina è a mille più che mai, ma l’obiettivo questa volta è spalancare il gas e godersi il Weekend dell’Ironman Italy a Cervia.


Sono proprio in tanti i Bushido che si ritrovano al Village, c’è chi affronterà il primo Full, chi il primo 70.3, chi esordirà nel triathlon e chi invece è in cerca di conferme. C’è un certo David Colgan che sta inseguendo un personal best davvero impegnativo, c’è Alessanda che ha voglia di riprendersi la medaglia per sé e per il compagno Davide, contro il quale un mese prima della gara una moto ha pensato bene di schiantarsi. C’è Federico Gentile in cerca del suo primo “You are an Ironman!!!”, Ruggero che sa di fare una follia, visto che a gennaio è stato stirato da una monovolume, ma ha troppa voglia di capire che è sulla strada giusta, c’è Federico Martinelli che dopo tanti olimpici spinti a tuono, freme per prendersi il suo 70.3 con la M rossa. Ci sono Federico Monti e Olmina, che amano stare fuori soglia e si tufferanno nella mischia del 5150.
Poi ci sono Giacomo e Marco, presenti perché saranno gli hooligans di questo weekend, pronti a dare una mano a tirar su quella zip sulla schiena delle mute, a dare una pacca sulla spalla di chi sente di non aver più energia, e magari un ceffone affettuoso a chi si sta per lasciar sopraffare dai cattivi pensieri.
Il pomeriggio pregarascorre veloce fra registrazioni, bike checkin e selfie di rito per la chat che segue da casa. Marco si rivela un ospite e uno chef impeccabile, portandosi tutti a casa e organizzando la cena del giorno prima degli esami, con l’immancabile rapa rossa che favorisce “l’idratazione intramuscolare”, e così fra risate e e occhi carichi della giusta tensione, arriva l’ora del “Buonanotte, ci vediamo in Zona Cambio”.
La mattina della gara Giak apre la TZ come un navigato inviato speciale pronto a immortalare quei momenti così magici, Marco è già carico per il tifo e il lungo di swimrun che si sparerà aspettando che finisca la frazione di bici, gli atleti invece hanno lo sguardo della tigre, e ne hanno ben donde, dato che già sanno che la chat sarà un tripudio di incoraggiamento che non ammette ritiri! Alle 7,30 tutto si blocca, un secondo di silenzio e parte l’inno. È quel momento che precede lo sparo del via, quell’istante magico nel quale gli occhi si fanno lucidi e ti rendi conto che sei dentro e ci sei fino al collo.

Rock’n’Roll, Baby!!! 

Gli atleti iniziano a tuffarsi nella tonnara e i telefonini dei Bushido iniziano a lampeggiare come la strobo della discoteca quando in consolle parte il disco di di Avicii, perché mentre in Romagna succede tutto questo, c’è Paola che a Verona in un circuito da 1,6 sta correndo una 6 ore che la vedrà poi a podio, confermando una condizione di forma sulla quale nessuno di noi aveva alcun dubbio...

La conta delle medaglie continua con il più grande dei sorrisi e vede tutti finisher, con David che porta a casa un podio di categoria, primo fra tutti gli Italiani con un “8 ore e 58” da scolpire nella pietra.

Il weekend è a dir poco memorabile, si fanno sentire gli strascichi di una pandemia dalla quale non sappiamo ancora se siamo usciti, le mascherine sono sempre presenti e le mani bruciate dai gel disinfettanti, c’è il timore di stare troppo assembrati e la voglia al tempo stesso di abbracciarsi per la gioia e l’emozione. Ci sono i compagni che tifano, dal vivo e da casa, c’è Davide fra il pubblico che durante la maratona con il suo occhio clinico e i suoi incoraggiamenti che escono dal cuore, vale più di mille gel. E poi ci sono i romagnoli, che ci sanno fare su ste cose, cazzarola se ci sanno fare con l’accoglienza e con gli eventi.

E poi..

Poi ci sono gli Ironman, che sono delle persone normali ma solo un po’ più pazze, delle persone che finiscono la gara e si siedono ad aspettare gli altri al pasta party, oppure le vanno addirittura a tifare lunghi il percorso della corsa, che talvolta è anche una maratona, ma il più delle volte è qualcosa che ti scolpisce e ti unisce.
Perché non importa chi sei stato, da dove vieni, che cosa hai fatto prima: lo Sport unisce, è una lingua universale e crea famiglie che non hanno legami di sangue, ma a volte sanno addirittura esser più forti.

Ecco perché lo amiamo e ci mettiamo tutta la nostra passione.

P.S. Durante l’ironman è assolutamente vietato fare la pipì in pubblico. Ma come in qualsiasi weekend da leoni, ciò che succede nella muta, rimane nella muta.

IRONMAN LANZAROTE-EL MAS DURO

IRONMAN LANZAROTE - EL MAS DURO

L’ultimo mio Full risaliva al lontano 2019 in terra austriaca, Klagenfurt. I triatleti ricordano bene le condizioni climatiche che trovammo quell’anno tra caldo anomalo che ci fece nuotare senza muta (evento piuttosto raro per questa gara) vento e successivamente un fortissimo temporale che si abbatté sulla gara il primo pomeriggio, insomma, non una delle giornate più fortunate ma sicuramente da ricordare.

Evito di dilungarmi troppo sul 2020, lo conosciamo tutti. Sportivamente parlando ho la fortuna di fare qualche gara podistica inizio anno come la Maratona di Crevalcore, che vinco in 2h34 e la Terre di Siena Ultramarathon che ho la soddisfazione di vincere per il terzo anno consecutivo. Nel mese di dicembre sono uno dei pochi fortunati che partecipa su invito ai Campionati Italiani Assoluti di Maratona che chiudo con il mio personale con uno stratosferico 2h26min, top 15 italiana della gara!

Ma torniamo al triathlon, perché Lanzarote?

In molti continuavano a parlarmi di questa gara, di quanto fosse considerata una delle più belle ma anche più dure del circuito e di quanto potesse essere adatta alle mie doti ciclistiche e di buon podista. Sapevo che prima o poi sarebbe arrivata la giusta occasione ma non per quest’anno, con tutti i pettorali acquistati e da smaltire come Ironman Francoforte e Cervia, gare che avevo messo in programma per l’anno scorso e condivise con amici e compagni di squadra in Bushido come Davide Iarossi.

Giusto il tempo di respirare aria di ripartenza sportiva che ad inizio primavera ripartono spostamenti o annullamenti di gare, come Ironman Francoforte che vista l’incertezza del periodo decide di spostare l’evento da fine giugno a metà agosto, periodo a mio avviso improponibile non solo per il caldo ma anche perché a Ferragosto ho voglia di stare in relax ed in famiglia.

Ed è in quel preciso momento che ripenso a Lanzarote, gara già slittata da maggio a luglio, ancora aperta come iscrizioni e che molti danno per sicura in quanto su di un’isola covid-free (almeno in quel periodo) e con un numero di partecipanti inferiore rispetto ad altri eventi internazionali. Faccio un giro di chiamate e Alessio, amico che alleno da un paio d’anni, si fa coinvolgere e decide pure lui di iscriversi e condividere quest’avventura.

 

Il cambio di programmazione/training

Sono a meno di tre mesi dalla gara ed inizio a rielaborare una strategia di allenamento. Il volume c’è, ma serve più salita, molta più salita. I lunghi del sabato diverranno delle piccole Granfondo, ovviamente a ritmo controllato.

Tanto vento e multidirezionale ovvero a causa dei cambi di direzione del percorso ci saranno tratti controvento, tratti con vento laterale e tratti a favore. Oltre a lavori specifici su cadenza / potenza di cui farò un articolo dedicato, decido da subito di montare una ruota a medio-basso profilo come una Zipp 404

Altro aspetto importante riguarda l’alimentazione, punto in cui mi sono concentrato parecchio negli ultimi mesi e che ritengo veramente importante. Evito di parlare di troppi dettagli, potete poi chiedermi info, ma negli ultimi mesi posso dire di aver eseguito test di sudorazione in collaborazione con laboratori specializzati, test di determinazione del consumo di glicogeno muscolare a ritmo gara.

 

LA GARA

Venerdì: Bike Check-in

Finalmente in sintonia con l’isola, la giornata scorre veloce. Giusto il tempo di una nuotatina (qualche centinaio di metri, non esageriamo) che è già ora di bike check-in.

Le sacche erano già pronte da giorni, penso che questa sia una delle prime gare dove ho trovato difficile riuscire a gestire il numero di barrette e gel da portare in bici tanto che mi sono quasi fatto tentare dall’utilizzo della sacca arancione messa a disposizione dagli organizzatori come “special needs” ma che poi non ho utilizzato in quanto una variabile che si aggiunge alle variabili non sotto il tuo controllo e che sono presenti in gare di questa lunghezza. Un’idea dell’ultimo secondo fu quella di utilizzare la cintura aderente da running/trail che solitamente utilizzo di corsa e che in questo caso avrebbe contenuto tutta la mia nutrizione bike e successivamente run.

Le sacche non si sarebbero più potute toccare il giorno della gara quindi inserisco tutto all’interno e si parte per il bike check-in delle 16, a causa covid ogni atleta aveva a disposizione uno slot temporale di 1 ora.

Arriviamo e siamo tra i primi, il sole scalda parecchio, sgonfiamo i copertoni e memorizziamo la posizione, sia della bici che della sacca blu ( quella rossa la sposteranno in giornata su di una seconda transizione che non vedremo fino a domani in gara)

Il carbo loading del pre-gara: Pasta condita con olio, grana e ricotta, in borraccia Sali minerali.

(il piatto di Alessio è chiaramente frutto di un fotomontaggio...)

Sabato: IRONMAN LANZAROTE “El mas Duro”

La notte passa piuttosto maluccio, un po’ perché la mia camera dà sul bar centrale del villaggio e giustamente i turisti fanno festa, ed un po’ per la tensione che aumenta quando sento che il vento inizia a soffiare molto più forte del previsto confermando quello che le previsioni davano per la giornata della gara, ovvero “hace viento, hace mucho viento”

Sveglia alle 3:50, colazione in camera e per le 5 raggiungo Alessio in lobby per raggiungere zona cambio.

Arriviamo ed è ancora buio pesto, le ruote della bici le gonfiamo grazie alla luce frontale da Trail che mi ero portato da casa, trucchetto imparato a mie spese in altre gare quando ti capita una zona cambio poco illuminata e nel tentativo di gonfiare le ruote cerchi ogni tipo di posizione con tanto di crampi.

20 minuti allo start

Muta on

La griglia rispetto ad altre gare è unica e sono stati posizionati sulla spiaggia dei cubetti rossi di circa un metro, uno per atleta ma sono già tutti occupati, almeno fino alla zona swim 120’. Un abbraccio ad Alessio prima di perdersi nella tonnara, trovo uno spazio in mezzo al gruppo e penso che ci sarebbe voluto tempo prima di arrivare allo start , questo considerando un classico “rolling start” (Lanzarote non lo prevedeva ma con il nuovo protocollo Covid era stato modificato il regolamento, così come la rimozione dell’uscita australiana)

ORE 7.10 partono i PRO come dei fucili! ore 7.15 partiamo noi Age-group e vengo colto di sorpresa in quanto non viene fatta una rolling start ma viene dato un via generale e sono trascinato dalla massa di triatleti che avevo alle spalle verso lo start, faccio giusto in tempo di posizionare gli occhialini e stringerli che sono in acqua e via.

Le prime bracciate sono sempre un po’ traumatiche, fino alla prima boa posizionata a 200 metri dallo start quando calci e spintoni iniziano a regolarizzarsi.

L’Oceano Atlantico è possente e c’è molta corrente perché sono costantemente spinto verso riva e la traiettoria va corretta ogni 4-5 bracciate. Nuoto a ritmo aerobico e respiro ogni tre bracciate fino a quando più in mare aperto le onde mi costringono a respirare solo a destra.

Gli ultimi 600 metri sono controluce ma poco importa, vedo ormai la fine ed inizio a pensare che in fondo è stato un nuoto piacevole e le sensazioni sono state positive, tutto questo fino a quando non esco dall’acqua e guardo il crono e leggo 1h23’ e lì un po’ m’innervosisco perché mi ero allenato molto nell’ultimo periodo e speravo di poter uscire una decina di minuti prima. Correndo verso T1 sento altri atleti con le mie stesse sensazioni e che solitamente nuotavano molto più veloce e questo un po’ mi consola.

T1 sacca blu, mi tolgo la muta e metto casco e nutrizione e corro scalzo verso la bici, sull’asfalto e senza tappeto, seppur pulito avrebbero potuto mettere un telo per evitare possibili vetri ma vabbè, è andata.

Salgo in bici e siamo subito in salita con forte vento contro, beh lo sapevo.

Si sale con qualche tratto pianeggiante ma per i primi 10 km vedo quasi solo salita e tra l’adattamento da nuoto a bici e l’adrenalina ho una potenza media oltre 300W ed un cuore troppo alto, di una decina di battiti sottosoglia anaerobica.  Inizio a dosare quando arrivo in cima alla prima salita nei pressi del deserto lavico di Timanfaya che in quel momento giusto sfioriamo per svoltare a sinistra verso sud-ovest per riscendere verso il mare e raggiungere Playa Blanca, una quindicina di chilometri con vento a favore. Pedalo a tratti sopra settanta chilometri orari, questo per diversi chilometri fino a quando inizio a vedere i primi Pro risalire in senso contrario alla mia marcia con il viso piuttosto sofferente.

Dopo quella visione continuo a scendere ma con meno enfasi, inizio a pensare che dovrò tornare indietro e m’immagino la fatica che dovrò affrontare, cerco di metabolizzala ed accettarla prima che questo avvenga.

Cartello di svolta ad “U” e si riparte, vento contro fortissimo, a volte quasi insopportabile. Supero decine di atleti, che uso come riferimento per rimanere concentrato. Un aspetto positivo di questo percorso così duro è sicuramente il no scia che non vedo per tutto il percorso Bike.

Una gran fatica e sono passati solo 40 km, faccio una previsione dello sforzo complessivo e comprendo perché viene chiamato EL MAS DURO.

Nel deserto di lava di Timanfaya alterno tratti a 300 W a momenti in cui mi alimento e bevo, il paesaggio è di una bellezza unica.

Tagliamo l’isola longitudinalmente ed il vento soffia lateralmente, raffiche a 80 km/h ti spostano letteralmente di carreggiata e ringrazio la scelta di montare una ruota non da 80 e penso ai partenti che ho visto in zona cambio con delle tre razze anteriori e lenticolare posteriore (chissà dove finiranno).

Pedalo verso Mirador del Mar, uno dei punti più scenici e famosi del percorso e passo diversi villaggi, c’è tanta gente in festa e siamo acclamati come al passaggio di un grande giro ciclistico, un vero spettacolo.

Inizio a sentire il caldo, penso che i ristori che l’organizzazione ha programmato siano troppo pochi, questo perché continuo ad arrivarci in riserva d’acqua e non capisco se questo è un mio problema o se sono veramente troppo distanti (e dire che ho capacità per 2 litri di acqua)

Sto salendo da diversi chilometri quando all’improvviso mi trovo su di un lembo di strada che si inerpica sulla cima di una roccia a strapiombo sul mare, di una bellezza incredibile, Mirador del Rio!

Segue una discesa tecnica con vento a favore che ci riporta sul livello del mare ad Arrecife per poi ritornare nuovamente a salire. Mancano una quarantina di chilometri ed inizio a controllare il dislivello positivo effettuato, questo per capire quanta salita dovrò ancora fare e leggo 1900 metri, speravo in qualcosa in più ma altri 500 metri sono gestibili e penso ad un Zena – Quinzano come fatto mille volte in allenamento.

Gli ultimi chilometri sono in discesa, a tutta verso Puerto del Carmen. Raggiungo T2 in 5h40’ di bici, contento del mio tempo.

Scendo dalla bici cercando il mio rack ma vengo subito affiancato da un volontario che mi prende la bici e le scarpe, che ho lasciato attaccate ai pedali. La tenda dista circa 200 metri, sono scalzo e corro nuovamente sull’asfalto ma questa volta le cose vanno decisamente peggio che in T1 perché sono le 14 e l’asfalto è rovente, troppo tardi per riprendere le scarpe dalla bici e troppo tardi per cercare dell’ombra. Mi sento bruciare la pianta dei piedi ma chiudo gli occhi, stringo i denti e raggiungo la tenda, arrivo con la pianta dei piedi ustionata. Vista la prontezza dei volontari nel farmi avere acqua, ghiaccio ed un medico, penso che questa fosse una scena a cui avevano già assistito con chi mi aveva preceduto. Aspetto l’assistenza e per pochi minuti penso ad un ritiro, pensiero subito allontanato e sostituito da un piano B, sono qui e ci provo.

Il medico applica sulla pianta del mio piede un unguento simil vaselina che copro subito con il calzino da corsa, non voglio nessuna garza perché sono sicuro che correndoci sopra si potrebbe spostare e causare ulteriori danni. Esco dalla tenda ed inizio la maratona, i primi passi sono traumatici perché ho il classico dolore da vescica che chiunque abbia corso ha sentito almeno una volta nella vita ma che in questo caso è molto più esteso e non riesco a trovare in fase di appoggio un punto in cui io non senta dolore.

 

La nota positiva è che fisicamente sto bene, anzi molto bene, ho gestito ottimamente lo sforzo a nuoto e in bici e corro facile ad un ritmo di poco sopra i 4 al chilometro. In quell’istante penso alle fatiche fatte in innumerevoli weekend, a combinati massacranti con lunghi bici oltre i 150 chilometri seguiti da corse di 30 chilometri spesso su sterrato ed in circuito, il tutto per rendere fisicamente e mentalmente più impegnativa la seduta con l’obbiettivo specifico di essere pronto a condizioni estreme, proprio come sto affrontando. Corro la prima mezza in 1h28, non ho cali energetici e continuo con lo stesso passo oltre il trentesimo chilometro. Al trentacinquesimo ormai sono sicuro di poter tenere lo stesso passo fino alla fine ed inizio ad emozionarmi, ho fatto tanti calcoli nel corso degli ultimi chilometri e penso di riuscire a finire di poco sopra 10h15, un tempo di tutto rispetto in questa gara.

L’ultimo chilometro me lo voglio godere tutto, il vento mi fa volare via la visiera ma non torno indietro la lascio a chi se la vorrà raccogliere e faccio l’ultima inversione, questa volta verso la finish line!

David you’re a fucK"***" Ironman! ... per la sesta volta!

 

Vengo informato poco dopo che per la seconda volta, classificandomi nella top 10 di categoria, riesco a qualificarmi per i Mondiali di Ironman che si svolgeranno il 9 ottobre 2021 a Kona, Hawaii!

 

Un altro sogno che si avvera

 

Dave

UNIPOLGLASS e BUSHIDO!

Con immenso orgoglio, oggi possiamo annunciare la nuova partnership fra Bushido e UnipolGlass, il network italiano dell’eccellenza nella sostituzione e riparazione dei cristalli auto. La qualità e la rapidità sono il valore aggiunto che nessuno quanto un atleta di endurance sa mettere al primo posto per potersi allenare e dedicare alla propria passione, e UnipolGlass mette in questi valori tutto il proprio impegno ed esperienza.
Siamo fieri di questo prestigioso Brand sui nostri body, grazie UnipolGlass !

SI RIPARTE DA FORLÌ CON I COLORI BUSHIDO

Siamo contenti di presentarvi il racconto della prima gara con i colori Bushido del nostro Antonio “Pisolo” Apruzzese.

Non è  esatto dire che al Duathlon di Forlì  ero il solo dello squadrone Bushido. Con me c’era  anche Pasquale in puro spirito, il body era suo e sono sicuro che mi ha pure aiutato….
Prima edizione  di questo duathlon e prima uscita stagionale da multiatleta. Ho fatto come gli Ironman, per ora scanso il nuoto…
I meccanismi sono un po’ arrugginiti. Prima cazzata: ho cambiato la colazione pre-gara. La seconda: a 15 minuti dalla partenza avevo dimenticato  di indossare il chip.
 
Il ritrovo con partenze e arrivi a piazza Saffi, cuore della città.  Dopo molte gare fatte in zone lunari, abitate da rari umani, la scelta si e’ rivelata suggestiva.
Partenza molto ordinata e disciplinata con il rolling start (5 al via ogni 10 secondi).
Prima frazione run di 5 km, abbondanti, nel centro storico. Poi la bike e qui si sono sprecati i salmi alle divinità più diverse: c’era un gran vento che costringeva a pestare anche in pianura. Ultimi 3 km in ascesa nei pressi di Castocaro con un tornante dopo l’altro e rientro a Forlì.
 
Qui mi sono portato in zona transizione senza casco con un giudice Fitri in preda alle convulsioni. Ho obbedito per non averlo sulla coscienza…
 
Ma tutto questo non ha importanza difronte all’esordio con i colori Bushido. 
Prontissimo per altre brutte figure!!!

È COME “scalare l’ Everest con le ciabatte”

Oggi inauguriamo il primo di una serie di racconti che ogni tanto pubblicheremo per presentare i nostri atleti da un punto di vista più personale. Vi racconteremo come si sono avvicinati al triathlon o alla corsa, cosa li spinge ad andare avanti sempre e quello che sperano per il futuro che verrà
Parola ad Alessandra

COME SCALARE L'EVEREST CON LE CIABATTE

Io ci provo ma farlo per me e' piu' difficile che scalare l' Everest con le ciabatte...abbiate pieta'.

 
Sono Alessandra e ho cominciato a fare triathlon nel 2015 perche'...perche' nella vita arriva un momento dove si deve fare qualcosa di drastico: cambiare colore di capelli, cambiare lavoro, casa, paese, fare triathlon. Volevo qualcosa che mi facesse scontrare con il mio peggior nemico: io, che ho sempre fatto sport ma mai a livello agonistico. Volevo qualcosa che mi occupasse la mente e il tempo a tutto tondo perche' in quel periodo andava cosi.
Mi sono iscritta ad una squadra di Bologna e non sapevo neppure nuotare, nella prima gara di triathlon che ho fatto, l'olimpico del Brasimone, credo di aver nuotato a rana praticamente tutta la frazione nuoto. Sono arrivata ultima dopo gli ultimi ma l'ho fatta. Da lì e' stato un crescendo di gare tra podistiche e triathlon ignoranti ed adrenaliniche,  ricordo una mezza del Progresso con una costola incrinata e un 70.3 di Pescara con la spalla bloccata, fino al 2017 dove sono diventata Ironman a Cervia. Non molti credevano nella mia riuscita tant'e' che nel bollino rosso di rito ho tatuato una frase di Ghandi : "Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono, poi vinci" e non aggiungo altro...
Nel 2018 sono arrivata ai Bushido e ho cambiato anche il mio approccio alle gare. " L'importante e' arrivare" si e' trasformato "L"importante e' arrivare...al podio",  infatti in quell'anno ho preso una pausa da IM e mi sono divertita a qualificarmi a Volano, 3° di categoria, all'olimpico del Marconi , 1° di categoria, a partecipare al campionato regionale dove sono arrivata 1° di categoria e anche in alcune podistiche ho raggiunto il podio, peraltro a sorpresa perche' le avevo fatte solo per allenarmi.
Nel 2019 mi sono iscritta a Klagenfurt e chi l'ha fatto sa a cosa e' andato incontro. Il peggior Klagenfurt di sempre, che mi ha costretto al ritiro al km 123 della bici. Non la considero una sconfitta, sono ancora al km 123 che mi aspetto e prima o poi io e Klagenfurt faremo i conti di nuovo.
Ho finito l'anno con la Maratona di Pisa e il 70.3 di Cervia.
Poi e' arrivato il 2020 e il resto e' storia.
In programma ci sono due IM: Francoforte e Cervia. Alcune podistiche, la maratona di Reggio Emilia e l'inossidabile Volano. Pensando positivo ho un anno impegnativo...
In futuro, come ho detto chiudero' la partita con Klagenfurt e siccome continuo ad affermare che nella vita bisogna cambiare, probabilmente quello sara' l'ultimo IM per lasciare il posto a ultra maratone e perche' no, ultra trail. Non sono sicuramente il prototipo di ultra atleta ma come ho affermato prima combatto contro il mio peggior nemico...
 
Alessandra