Anni 90, il fine settimana sta per iniziare, in sottofondo la radio picchia What is Love nelle casse e la Cumpa si è appena riunita sul lungomare romagnolo. L’adrenalina è altissima, le t-shirt larghissime e l’obiettivo è quello di ballare tutta la notte, ridere un sacco e potendo, portare la più bella della serata sulla spiaggia e riuscire a baciarla tanto a lungo, da avere romanzo [ quasi ] erotico da raccontare agli amici durante il rientro.
Pause.
FastForward.
Due tasti premuti in sequenza nell’infinito videoregistratore spaziotemporale della vita.
In un istante ci ritroviamo all’inizio degli anni ’20 del terzo millennio, è ancora il fine settimana, la Cumpa si sta nuovamente riunendo e l’adrenalina è a mille più che mai, ma l’obiettivo questa volta è spalancare il gas e godersi il Weekend dell’Ironman Italy a Cervia.
Sono proprio in tanti i Bushido che si ritrovano al Village, c’è chi affronterà il primo Full, chi il primo 70.3, chi esordirà nel triathlon e chi invece è in cerca di conferme. C’è un certo David Colgan che sta inseguendo un personal best davvero impegnativo, c’è Alessanda che ha voglia di riprendersi la medaglia per sé e per il compagno Davide, contro il quale un mese prima della gara una moto ha pensato bene di schiantarsi. C’è Federico Gentile in cerca del suo primo “You are an Ironman!!!”, Ruggero che sa di fare una follia, visto che a gennaio è stato stirato da una monovolume, ma ha troppa voglia di capire che è sulla strada giusta, c’è Federico Martinelli che dopo tanti olimpici spinti a tuono, freme per prendersi il suo 70.3 con la M rossa. Ci sono Federico Monti e Olmina, che amano stare fuori soglia e si tufferanno nella mischia del 5150.
Poi ci sono Giacomo e Marco, presenti perché saranno gli hooligans di questo weekend, pronti a dare una mano a tirar su quella zip sulla schiena delle mute, a dare una pacca sulla spalla di chi sente di non aver più energia, e magari un ceffone affettuoso a chi si sta per lasciar sopraffare dai cattivi pensieri.
Il pomeriggio pregarascorre veloce fra registrazioni, bike checkin e selfie di rito per la chat che segue da casa. Marco si rivela un ospite e uno chef impeccabile, portandosi tutti a casa e organizzando la cena del giorno prima degli esami, con l’immancabile rapa rossa che favorisce “l’idratazione intramuscolare”, e così fra risate e e occhi carichi della giusta tensione, arriva l’ora del “Buonanotte, ci vediamo in Zona Cambio”.
La mattina della gara Giak apre la TZ come un navigato inviato speciale pronto a immortalare quei momenti così magici, Marco è già carico per il tifo e il lungo di swimrun che si sparerà aspettando che finisca la frazione di bici, gli atleti invece hanno lo sguardo della tigre, e ne hanno ben donde, dato che già sanno che la chat sarà un tripudio di incoraggiamento che non ammette ritiri! Alle 7,30 tutto si blocca, un secondo di silenzio e parte l’inno. È quel momento che precede lo sparo del via, quell’istante magico nel quale gli occhi si fanno lucidi e ti rendi conto che sei dentro e ci sei fino al collo.
Rock’n’Roll, Baby!!!
Gli atleti iniziano a tuffarsi nella tonnara e i telefonini dei Bushido iniziano a lampeggiare come la strobo della discoteca quando in consolle parte il disco di di Avicii, perché mentre in Romagna succede tutto questo, c’è Paola che a Verona in un circuito da 1,6 sta correndo una 6 ore che la vedrà poi a podio, confermando una condizione di forma sulla quale nessuno di noi aveva alcun dubbio...
La conta delle medaglie continua con il più grande dei sorrisi e vede tutti finisher, con David che porta a casa un podio di categoria, primo fra tutti gli Italiani con un “8 ore e 58” da scolpire nella pietra.
Il weekend è a dir poco memorabile, si fanno sentire gli strascichi di una pandemia dalla quale non sappiamo ancora se siamo usciti, le mascherine sono sempre presenti e le mani bruciate dai gel disinfettanti, c’è il timore di stare troppo assembrati e la voglia al tempo stesso di abbracciarsi per la gioia e l’emozione. Ci sono i compagni che tifano, dal vivo e da casa, c’è Davide fra il pubblico che durante la maratona con il suo occhio clinico e i suoi incoraggiamenti che escono dal cuore, vale più di mille gel. E poi ci sono i romagnoli, che ci sanno fare su ste cose, cazzarola se ci sanno fare con l’accoglienza e con gli eventi.
E poi..
Poi ci sono gli Ironman, che sono delle persone normali ma solo un po’ più pazze, delle persone che finiscono la gara e si siedono ad aspettare gli altri al pasta party, oppure le vanno addirittura a tifare lunghi il percorso della corsa, che talvolta è anche una maratona, ma il più delle volte è qualcosa che ti scolpisce e ti unisce.
Perché non importa chi sei stato, da dove vieni, che cosa hai fatto prima: lo Sport unisce, è una lingua universale e crea famiglie che non hanno legami di sangue, ma a volte sanno addirittura esser più forti.
Ecco perché lo amiamo e ci mettiamo tutta la nostra passione.
P.S. Durante l’ironman è assolutamente vietato fare la pipì in pubblico. Ma come in qualsiasi weekend da leoni, ciò che succede nella muta, rimane nella muta.