Allenarsi di Corsa

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Il rumore era quello inconfondibile della suola che per una frazione di secondo tocca l’asfalto e spinge, una falcata dopo l’altra. Il respiro affannato era quello che gli usciva quando provava ad allungare per andare più forte dei pensieri. Sulla sua destra nel frattempo nel mare riecheggiavano quelle onde alte, quelle che rimangono dopo che il Sole ha sconfitto la tempesta della notte appena passata.
La stagione era ormai volta alla conclusione e correre in quel lungomare deserto era una vera e propria fetta di Paradiso. Era solitario per natura e aveva imparato a scegliere gli orari per correre in modo tale da incrociare il minor numero di persone possibile.
Di chilometri ne aveva già macinati parecchi quella mattina e avrebbe già dovuto essere nella fase di scarico, ma tant’è, voleva portarsi un po’ di più verso il limite per fare il pieno di endorfine e riuscire poi finalmente a crollare quella notte.
Stava arrivando alla fontana, quella posta all’inizio del lungo molo e aveva deciso che poteva bastare così, quando intravvide quella sagoma in lontananza, lei stava arrivando dal lato opposto.
Durante tutta quell’Estate l’aveva incrociata, oramai ne conosceva perfettamente la postura, la cadenza e persino il profumo. Non si erano mai parlati, solo dopo molte settimane di allenamenti nei quali si incrociavano sistematicamente avevano iniziato a scambiarsi un sorriso di complicità. La complicità di chi sa che per trovarsi a macinare chilometri sulle proprie gambe in una torrida mattina di luglio oppure di agosto, ci vuole qualcosa di molto, molto più deciso della semplice voglia di mantenersi in forma oppure di smaltire quella fetta di dolce in più buttata giù la sera prima.
Lui buttò la testa sotto il forte getto d’acqua gelida, senza nemmeno sfilarsi gli avvolgenti occhiali da sole. Quando si rialzò, con l’acqua che gli colava sul torace, sentì per la prima volta la sua voce sorridente “Ora che sono spariti tutti, si ragiona qui, vero?”
Rimase in silenzio per un istante, sfilò gli occhiali e sorrise “Persino la tua voce è bellissima, piacere, io sono Achille.” E le porse così la mano.
“Piacere Achille, persino il tuo nome è interessante, io sono Bianca” e sorrise, forte come mai aveva fatto prima incrociandolo.
“Bianca, che ne diresti di sfilarci le scarpette e goderci questo molo tutto per noi?”
Iniziò così quell’autunno, con il profumo della loro primavera, mentre dentro ai loro sorrisi sentivano che presto sarebbe scoppiata la loro fragorosa lunghissima Estate.

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